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... cosa si dice dell'ARPA

 
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Articolo apparso sulla Gazzetta del Mezzoggiorno,
Mercoledì 23 Settembre 1998.



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Si parla pugliese
anche a Chicago


Si parla pugliese anche a Chicago, sulle rive del lago Michigan, all'ombra del Sears, uno dei grattacieli più alti del mondo, nella patria di Michael Jordan e dei Chicago Bulls, di un gangster odiato ma leggendario come Al Capone, e della Chicago University dove il Premio Nobel per la Fisica, Enrico Fermi, sperimentò, nel 1942, la prima reazione nucleare a catena. Una delle più attive organizzazioni pugliesi dell'Illinois è l'Arpa (associazione regionale pugliesi d'America) che si propone di preservare e promuovere le tradizioni, la lingua e i dialetti, la cultura ed i valori italiani, in particolare della Puglia, e tramandarli alle future generazioni statunitensi. Fondata a Chicago dodici anni fa, l'Arpa ha messo insieme 175 famiglie (circa 500 soci), è riconosciuta ufficialmente dalla Regione Puglia, presso cui è rappresentata dal consultore Pat Capriati, originario di Mola di Bari, emigrato con la famiglia nel '67, all'età di 13 anni. Laureatosi presso la Loyola University Capriati lavora come analista di mercato per l'ufficio di Chicago dell'Istituto Nazionale per il Commercio con l'Estero. È sposato con un'altra pugliese d'America, Carmela Mallardi, originaria di Triggiano, ha due figli e conduce, ogni domenica, un programma radio in lingua italiana di musica, attualità, sport e cultura in cui non manca di diramare notizie sulla comunità pugliese di Chicago.


Presepe Vivente

Presepe vivente del Natale pugliese a Chicago


Fitto di nomi il direttivo dell'Arpa con a capo, da poco più di un anno, Joseph De Benedictis, originario di Modugno, proprietario di un'agenzia immobiliare, comprende tre vicepresidenti: Raffaele Ferrara, Vito Ancona e Rocco Carbonara; Gianni Nitti e Nicola Lepore, tesoriere e vicetesoriere, Mariangela Palumbo e Rose Mallardi, segretaria e vicesegretaria, il consultore Capriati e i consiglieri Liberio, Maf-fei, Pavone, Lamascese e Caputo. Una manifestazione che è ormai diventata una tradizione a Chicago, dono alla comunità italiana da parte dei pugliesi, è il «Natale pugliese», con la rappresentazione del presepe vivente durante la celebrazione della messa in italiano, a cui segue un grande banchet-to e l'arrivo di Santa Klaus. Altra ricorrenza celebrata è San Nicola di Bari; l'ultima edizione si è svolta lo scorso 19 aprile con uno spettacolo a cui hanno partecipato, dalla Puglia, il comico Nicola Pignataro, il fisarmonicista Pino Di Modugno e la cantante Mina Grossi. Inoltre l'associazione partecipa con un proprio carro allegorico alla sfilata del Columbus Day. La prossima edizione si terrà il 12 ottobre e sarà ripresa dall'emittente americana Wgn-Chicago e trasmessa in tutto il mondo via satellite. Per il prossimo anno sono in cantiere l'elezione di Miss Puglia, Chicago e l'istituzione di borse di studio per studenti pugliesi liceali e universitari. «Noi che abbiamo lasciato la Puglia più di trent'anni fa - afferma il presidente De Benedictis - rappresentiamo l'ultimo flusso migratorio dalla Puglia verso gli Stati Uniti. Inizialmente l'America non ci ha accolto a braccia aperte: esisteva ancora qualche piccolo pregiudizio, e chissà come è stato duro per chi, nei primi anni del Novecento ci ha aperto la strada.


Celebrazione di San Nicola

Celebrazione di San Nicola a Carlisle Banquets (Illinois). In piedi da sinistra: Carmela Capriati, Nicola Pignataro, Pat Capriati (consultore regione Puglia), Domenico Vessia (primo presidente e fondatore ARPA), Joe Debenedictis (attuale presidente ARPA), Nicoletta Debenedictis. Seduti: ospite dell'Argentina, la cantante Mina Grossi, Pino Di Modugno


Oggi i pugliesi di Chicago sono completamente integrati nel tessuto socio-culturale degli Stati Uniti, sono bilingue e hanno ottimi impieghi. Molti hanno avviato delle proprie attività commerciali, ristoranti, catene di supermercati, fabbriche di prodotti alimentari, costruzioni edili. E ci sono anche molti professionisti: avvocati, commercialisti, medici, ingegneri, professori ecc. I nostri figli frequentano le migliori università americane, conservano alcune delle tradizioni che siamo riusciti a trasmettergli ma diventa sempre più difficile fargli parlare l'italiano». «Torniamo spesso in Italia - aggiunge Pat Capriati - chi può permetterselo anche ogni anno, per rivivere la gioia delle feste patronali. A bordo di un aereo Alitalia ancora fermo sulla pista ci sentiamo già in Italia. Il tempo per un cappuccino a Roma, in attesa del volo per Bari, e quando l'aereo sta per atterrare a Palese e si incomincia a vedere la nostra campagna, il terreno rosso, gli alberi d'ulivo, i vigneti... allora non importa da quanti anni hai lasciato la Puglia, in un attimo senti che appartieni a questa terra».





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