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In occasione della festa patronale, a Valenzano, viene portata in processione
una reliquia (osso dell'avambraccio) di San Rocco, custodita in un reliquiario
nella sacrestia della chiesa matrice.
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Non esistono notizie storicamente fondate che giustifichino la presenza
di questa reliquia a Valenzano; esiste, però, una leggenda che narra le
vicissitudini di un giovane della famiglia De Surdis (chidde de Fendanédde,
dicono i Valenzanesi), all'epoca in cui il feudo di Valenzano era proprietà
dei Furietti (dunque tra la fine del XVI e la seconda metà del XVIII secolo):
la sorella di costui doveva sposarsi, ma, secondo la leggenda, vigeva, allora,
a Valenzano, il jus primae noctis, per cui la giovane avrebbe dovuto passare
la prima notte di nozze con il principe Furietti.
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Il giovane De Surdis, per evitare che il feudatario disonorasse la sorella,
decise di ucciderlo: una domenica, mentre si svolgeva una festa in piazza,
gli sparò e si diede alla fuga. Dopo varie peripezie, giunse a Montpellier,
città natale di San Rocco, dove venne in possesso della reliquia; a questo
punto le versioni della leggenda si diversificano: alcune narrano che il
giovane si sia nascosto in una comunità di frati, i quali, per consentirgli
di tornare in patria, gli fecero dono della reliquia; altre raccontano di
un incontro tra De Surdis, costretto a chiedere l'elemosina, e un valenzanese,
amico d'infanzia, divenuto un personaggio importante a Montpellier, il quale
poté consegnargli l'osso di San Rocco in quanto era entrato nelle grazie
delle autorità civili e religiose del luogo; altre ancora riferiscono di
un intervento dello stesso santo, che, impietositosi dell'infelice sorte
dell'uomo, si staccò l'osso dall'arto e glielo donò.
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Tutte le versioni concordano nel finale: De Surdis, in possesso della preziosa
reliquia, poté far ritorno a Valenzano, festeggiato ed osannato dalla popolazione,
che accolse il concittadino e la taumaturgica spoglia, la quale preservó il
paese dalla peste.
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In realtà, le prime notizie storiche sul patronato di San Rocco su Valenzano
risalgono al 1656: era allora feudataria Donna Maddalena Acquaviva, vedova di
Lanfranco I Furietti, e tutrice del figlio Francesco Antonio.
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Poiché il territorio di Valenzano era stato preservato dalla grande epidemia
di peste che, in quell'anno, aveva colpito il Regno di Napoli, il sindaco
Francesco Scappaceci, insieme agli altri governanti e a nome dell'intera
popolazione, votò a San Rocco una messa cantata in ogni settimana ed ogni
16 agosto (giorno della festività del santo) dell'anno.
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La peste, che si era propagata in molte regioni d'Italia, si diffuse anche
a Bari, e i valenzanesi vennero in soccorso della città: in particolare,
sussidi alimentari erano mandati da Donna Maddalena Acquaviva.
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Appare significativo che il nome di questa feudataria sia associato a un
clima di fervore religioso che, in quell'epoca, sembra aver interessato
Valenzano: oltre ai fatti succitati, bisogna anche ricordare che fu proprio
Maddalena Acquaviva a volere la costruzione del monastero di Santa Maria
di Loreto, nel 1654: in questo monastero, la baronessa Maddalena fece
entrare quattro sue figlie.
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Vale la pena di ricordare, per tentare di inquadrare storicamente i
fatti menzionati, che la famiglia Acquaviva, alla
quale apparteneva Donna Maddalena, perseguiva una politica mirante
a controllare strategicamente la devozione religiosa e a collegarsi
con le istituzioni ecclesiastiche: a Conversano, i conti Acquaviva
riuscirono a intrecciare relazioni con i monasteri femminili delle
Benedettine, delle Clarisse e delle Cappuccine; in più, nei primi
decenni del Cinquecento, nella diocesi di Conversano, si erano
succeduti due vescovi della famiglia Acquaviva (Sulpizio e Donato);
inoltre la famiglia Acquaviva era legata all'Ordine dei Gesuiti
(Claudio Acquaviva fu quinto generale dell'Ordine, dal 1581 al 1615).
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Va, altresì, ricordato che la diffusione del culto dei santi conobbe
un nuovo impulso, in Italia, nel secolo XVII, in seguito alle terribili
pestilenze che colpirono la penisola.
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Tornando alla leggenda sulla reliquia di San Rocco a Valenzano, è facile
rilevare che la narrazione denunzia chiaramente il nesso storico tra il
culto del santo e la vita del paese, in quanto, nella conclusione, parla
proprio della peste.
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In più, appare significativa la presenza del motivo del jus primae noctis,
che ricorre frequentemente nelle narrazioni e nei canti dell'Italia
meridionale, in quanto rappresenta emblematicamente i soprusi che le
popolazioni pativano da parte dei feudatari.
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